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A 90 ANNI DAL 1929

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ANALISI DETTAGLIATA DEI GIORNI DELLA CRISI DEL 1929

Il 23 novembre 1928 Gann redasse la sua news letter previsionale, di ben 22 pagine, chiamata "1929 Annual Stock Forecast" :


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In quello scritto, che andrebbe studiato in dettaglio, come faccio fare, da anni, ai miei allievi dei corsi avanzati, Gann ha disseminato numerose perle, ha accennato a molte tecniche che usava e, per chi è in grado di capirlo, ha rivelato molti dei suoi metodi avanzati per fare le previsioni.
In riferimento al mese di Ottobre 1929 aveva individuato alcune date di possibili swing, tra le quali aveva indicato 24 e 28 ottobre come date di possibili minimi estremi del mese, il 28 per gli industriali ed il 24 per i titoli ferroviari, minimi provvisori che avrebbero portato a termine (dice testualmente) "una pesante ondata di liquidazione".

Questo, ripeto, predetto con un anno di anticipo:


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In seguito a cinque anni di spettacolare boom, durante il quale l'indice Dow Jones (DJIA, "Dow Jones Industrial Average") aumentò di cinque volte, i prezzi raggiunsero il picco di 386 il 3 settembre 1929. Il valore scese poi velocemente per un mese, perdendo il 17% del suo valore durante il calo iniziale. I prezzi recuperarono poi più della metà delle perdite nella successiva settimana, per poi ripiegare in basso immediatamente dopo. Il declino accelerò poi nel cosiddetto "Giovedì nero", il 24 ottobre 1929. Quel giorno venne scambiato il numero record di 12,9 milioni di azioni.
All'una di pomeriggio del venerdì 25 ottobre, diversi banchieri si incontrarono per trovare una soluzione al panico e al caos nella sala contrattazioni. L'incontro comprendeva Thomas W. Lamont, capo della Morgan Bank; Albert Wiggin, capo della Chase National Bank; e Charles E. Mitchell, presidente della National City Bank. Essi scelsero Richard Whitney, vice presidente dell'Exchange, perché agisse in loro vece. Con le risorse finanziarie dei banchieri alle sue spalle, Whitney fece un'offerta di acquisto di un grosso blocco di azioni della U.S. Steel a un prezzo ben al di sopra di quello di mercato. Mentre i commercianti stupiti stavano a guardare, Whitney pose offerte simili su altre azioni "blue chip". Questa tattica era simile a quella che concluse il panico del 1907 e riuscì a fermare la caduta di quel giorno. In questo caso, tuttavia, la tregua fu solo temporanea.
Durante il weekend gli eventi furono descritti dai giornali negli Stati Uniti. Lunedì 28 ottobre altri investitori decisero di uscire dal mercato e la discesa continuò con una perdita record del Dow Jones per il giorno del 13%. Il giorno seguente, il "Martedì nero", 29 ottobre 1929, furono scambiate 16,4 milioni di azioni, un numero che superò il record stabilito cinque giorni prima e che non fu superato sino al 1969. L'autore Richard M. Salsman scrisse che il 29 ottobre - a causa delle voci che confermavano come il Presidente Herbert Hoover non fosse intenzionato a porre il veto alla pendente Hawley-Smoot Tariff - i prezzi delle azioni crollarono anche di più.
William C. Durant si unì ai membri della famiglia Rockefeller e ad altri giganti finanziari per comprare grosse quantità di azioni in modo da dimostrare al pubblico la loro fiducia nel mercato, ma i loro sforzi non riuscirono a fermare la discesa. Il Dow Jones perse un altro 12% quel giorno. L'orologio finanziario non si fermò sino alle 19:45 in quella sera, il mercato perse 14 miliardi di dollari di valore, portando la perdita della settimana a 30 miliardi, dieci volte di più del budget annuale del governo federale degli Stati Uniti, molto più di quanto gli stessi spesero in tutta la prima guerra mondiale.
Un minimo relativo nell'indice avvenne il 13 novembre, con il Dow che chiuse a 198,6 quel giorno. Da quel punto il mercato recuperò per diversi mesi, con il Dow che raggiunse un picco relativo di 294,0 nell'aprile del 1930. Il mercato si imbarcò poi in una discesa costante nell'aprile 1931 che non si fermò sino al 1932, quando il Dow chiuse a 41,22 l'8 luglio, concludendo un devastante declino dell'89% dal picco. Questo fu il valore più basso che l'indice abbia mai avuto nel XX secolo.
Per analizzare in dettaglio quello che è successo tra il 1929 ed il 1930 dobbiamo studiare il grafico dei prezzi. Notiamo che, l'intervento concordato tra i principali banchieri che avvenne il 25 ottobre, venerdì, fu effettuato con il DJI che trattava poco sotto i 300 punti, tra 295 e 300. Lì, con una media di 297.5, entrarono quelle che oggi definiremo le mani forti, o come dice il mio caro amico Giovanni Lapidari, la mano primaria. Naturalmente quell'intervento, così pesante, a sostegno del mercato ebbe un effetto immediato e la seduta di venerdì (e quella di sabato perchè allora si tradava anche il sabato) effettivamente rivide un timido segno positivo. AI grandi banchieri che concordarono quell'intervento si accodarono, in scia, anche tanti piccoli banchieri e brokers che vollero sfruttare l'opportunità, ma alcuni di questi ebbero l'infelice idea di puntare tutto, in un rischiosissimo "all in", sicuri che quel "giovedì nero 24 ottobre" non si sarebbe più ripetuto. Ma la grande Legge che sta dietro a tutto stava ancora lavorando, e nel fine settimana, in tutto il mondo, si sparsero le notizie di quello che stava succedendo a Wall Street, compresi gli undici suicidi che erano avvenuti dopo il giovedì nero.
Questo è un quotidiano londinese di venerdì 25 ottobre 1929:
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Quando il mercato riaprì il lunedì 28 ottobre (una delle date di Gann) arrivarono sul mercato un mare di ordini di vendità soprattutto dall'estero, di investitori spaventati da quello che avevano letto sui quotidiani, nel fine settimana. La rottura del minimo del giovedì nero creò il panico, e molti di quelli che avevano puntato tutto sul recupero di Wall Street a seguito dell'intervento dei banchieri, persero tutto. Alcuni di essi si suicidarono, buttandosi direttamente dalla finestra dei loro uffici a Wall Street.
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La notizia del nuovo crollo, del panico e dei nuovi suicidi, anche tra i brokers e banchieri che avrebbero dovuto "salvare" il mercato, si sparse velocemente, e all'apertura di Wall Street del Martedi 29 Ottobre 1929, dal panico si passò all'apocalisse.
Il mercato collassò. E perse un altro -11.73% toccando un minimo a 212.33.
Furono scambiati 16,4 milioni di azioni quel giorno, un numero che superò il record stabilito cinque giorni prima e che non fu superato sino al 1969.
Il mercato, dopo quel martedì nero ebbe una reazione, ma continuò a scendere anche a novembre e fece registrare un minimo il 13 novembre 1929 a 195.35, ben 190.75 punti sotto i massimi del 3 settembre e a -49.4%.
Da quel minimo il mercato ebbe una risalita, di 5 mesi, fino al 16 aprile 1930, quando per la prima volta raggiunse, a malapena, i prezzi di ingresso del 25 ottobre di quelle che erano le mani forti del tempo, perchè il top del 1930 fu a 297,25. Raggiunti quei prezzi, ed uscite in pari o con poco danno le "mani forti", il mercato fu libero di seguire il suo corso, che era bearish e lo fu per altri due anni, fino a quando non raggiunse il minimo a 41.22 il giorno 8 luglio 1932, altra data prevista da Gann un anno prima nella sua lettera del 1931. E poi iniziò un 'altra storia.
Il mercato perse l'89% dai massimi assoluti, nonostante i tentativi di sostenerlo da parte dei banchieri, a conferma che uno scoglio non può arginare il mare.
Per poter seguire meglio quanto ho scritto ho preparato un grafico del 1929 daily, con un'infografica.
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